lunedì 20 ottobre 2014

she wore blue velvet DA DA DA

Mi piace un sacco la fiction spagnola Velvet. :) L'ho già slurpata tutta in spagnolo e in una settimana perché, oltre ad essermi innamorata del protagonista, sono entrata in un atelier di alta moda degli anni sessanta iberici, una galleria di abiti sartoriali per i benestanti di Madrid, piena anche di notte delle sarte e dei commessi, che lavorano e dormono lì. Nella storia c'é una moda classica e conformista che l'erede aziendale vuole sostituire con una moda fresca e ribelle come quella parigina, per avvicinare le giovani alla galleria e per evitare il fallimento dell'impresa paterna che subisce l'avanzare del prêt-à-porter.
Il finale è lacrimoso ma c'è una seconda stagione pronta che in Spagna verrà trasmessa da domani!
Nella fiction diversi sono i nomi celebri che risuonano, tra questi quello di Balenciaga a cui si ispira l'ipotetico stilista del negozio Raul De La Riva.
Prima di Velvet non conoscevo Miguel Ángel Silvestre e soprattutto il suddetto stilista. Alla fine di questo post ne saprò di più, dello stilista.


Cristobal Balenciaga è figlio di sarta e di pescatore, nel 1919 ha tre negozi in Spagna e una buona fama di designer e veste tutta l'aristocrazia spagnola, quando la guerra civile lo spinge a chiudere tutto e trasferirsi a Parigi.










Qui apre la sua casa di moda nel '37 e si fa notare con collezioni ispirate al suo paese d'origine, la Spagna che ha lasciato rivive nei suoi bolero e negli ornamenti copiati ai Matador, nella costante accoppiata rosso-nero, nel pesante pizzo nero, nella cascata di balze tipica degli abiti da flamenco.


Con la seconda guerra mondiale inizia il declino della moda parigina e l'ascesa di quella americana. Nel 1940 viene imposto l'Ordine di Limitazione delle Forniture, per cui per ogni capo di abbigliamento viene specificato il metraggio di tessuto consentito per la sua realizzazione. Gli indumenti si riducono al minimo. Viene imposto un Abbigliamento Funzionale a partire dal 1941: 32 capi di vestiario prodotti in serie. Viene proibita la gonna svasata per non sprecare il tessuto (soprattutto lana e cuoio utilizzati per le truppe) e il mondo militare porta al confezionamento di completi in serie tipo uniforme, giacche con spalline imbottite, gonne al ginocchio dritte e senza pieghe. In America si ricorre alla tela jeans, il nylon manca e così i collant per le donne, che si fanno dipingere una riga dietro le gambe, si crea una moda informale, sportiva, semplice e meno costosa, che emigra in Europa.


Parigi viene liberata nel 1944 e tre anni dopo Dior propone il suo New Look per riportare la haute couture agli antichi ardori. E insieme a lui, couturier degli anni 50 proprio Balenciaga. Mentre il francese propone un corpo femminile ancora modellato, con vita super sottile, seno esposto e fianchi tondi creato da rinforzi e imbottiture, il Maestro spagnolo crea il Tailleur semi-aderente (per lasciare spazio tra abito e corpo) con collo rotondo, la giacca a palloncino, l'abito a tunica senza cintura. Vuole la donna libera da stecche, sottovesti modellanti, imbottiture. Cerca comodità e aria. Usa un tessuto che crei volume e rimanga rigido: il GAZAR, una seta rigida ma trasparente (tessuti Abraham). Ricrea un corpo astratto.

Dopo la guerra, l'America porta nel resto del mondo il suo Sogno economico, i suoi teeenager con blue-jeans, t-shirt e brillantina, Elvis Presley e il potere della strada nel proporre stili di vita e mode.

Balenciaga appare per l'ultima volta in pubblico nel 58 per il funerale di Chanel che tempo addietro l'aveva definito come "l'unico Couturier capace di disegnare, tagliare, unire e cucire insieme i pezzi dei suoi abiti", a differenza degli altri che erano solo disegnatori.

Nel '62 fa esperimenti con la plastica per i suoi vestiti, all'avanguardia.

Si ritira dalla moda e chiude la sua casa di haute couture alla fine degli anni sessanta, quando la moda diventa di strada e nasce il prêt-à-porter con i suoi prezzi ragionevoli e la sua buona qualità. Quando la produzione in serie invade la sartoria e il consumo si fa di massa.


Nel 2011 a giugno a Getaria, sua città natale, è stato inaugurato il museo dedicato alla sua vita e creazioni,
mentre oggi il marchio è portato avanti dalla stilista Alexander Wang del gruppo francese Kering.